5 ottobre 2015

Perchè ho apprezzato "Chi perde paga"

Stephen King è arcinoto e arcicriticato per la sua prolificità, per la mole di romanzi che sforna di anno in anno a scapito (secondo alcuni) della qualità.
Bè, in qualche occasione lo Zio non ha dato il meglio, è vero, ma è del tutto normale. Non devo dirvi io che "non tutte le ciambelle riescono col buco", giusto?

Chi perde paga, il secondo volume della trilogia del detective Hodges, mi sembra sia una ciambella ben riuscita, pur se contaminata dal bislacco trio di detective già incontrato in Mr. Mercedes. La storia sta in piedi anche da sola, è in fondo solo un "ponte" che condurrà al terzo volume (End of Watch) in uscita nel 2016.

E' un romanzo che parla di libri, di chi li scrive e soprattutto di chi li legge. E io adoro i libri che parlano di libri. Voi no?

Morris Bellamy è il prototipo del lettore fanatico che desidera che i personaggi creati dal suo autore prediletto si comportino in una certa maniera, quasi che li pensasse come fossero esseri viventi in carne e ossa, confondendo la fantasia con la realtà. La letteratura, in fondo, imita la realtà, la rappresenta, ma non si identifica con essa in pieno. Ma quando una mente deviata e frustrata arriva a confondere i due piani, ecco che succede quello che King ci racconta in questo romanzo.


Lo Zio ha intessuto una trama ricca di suspense e colpi di scena che si fanno sempre più serrati nelle ultime pagine. Un ragazzino (Peter Saubers) scopre un "tesoro" sepolto, che contiene non solo denaro, ma anche dei taccuini. Degli scritti preziosissimi perchè si tratta di storie inedite di uno scrittore morto ammazzato molti anni prima.
Pete userà in segreto quel denaro per aiutare la sua famiglia, che è in difficoltà economiche, e terrà nascosti i taccuini.
Da qui una spirale di segreti e bugie che sfoceranno in equivoci e fraintendimenti quando Bellamy tenterà di recuperare quel "tesoro" che ritiene di sua esclusiva proprietà: gli scritti inediti di John Rothstein (nome che pare omaggiare un noto Roth, Philip Roth).

Fino a che punto può spingersi la passione per un autore? Cosa sareste disposti a sacrificare per essere gli unici a poter leggere in anteprima le storie segrete del vostro scrittore preferito?

Stephen King parla indubbiamente anche di se stesso, del fenomeno mediatico che è diventato nel mondo: l'equivalente di una rock star, più che di un semplice scrittore.
E proprio questo aspetto non potrà non affascinare i lettori del romanzo, kinghiani dichiarati e non.


Chi perde paga è un romanzo sui romanzi, incastonato in una storia avvincente che punta ad intrattenere, e che secondo me ci riesce al cento per cento.

Lunghi giorni,

                          Maurizio


4 commenti:

  1. Per una volta non sono completamente d'accordo con la tua recensione, molto bella e interessante la prima parte del romanzo, con l'intreccio delle storie di Morries e Pete, ho invece trovato forzata (poco credibile) l'ultima parte.
    Ci sono, però, le premesse per un terzo romanzo molto interessante, con ritorno a tematiche per King più "familiari".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La parola "recensione" è un po' grossa, però. Sono solo mie considerazioni in libertà. Vero che il thriller/giallo non è il genere in cui lo Zio ci sa fare di più (per sua stessa ammissione recente). Attendo fiducioso anche io il terzo capitolo ;-)

      Elimina
  2. ....ho iniziato a leggerlo oggi e sono rimasta spiazzata da un particolare:
    "una parte è IDENTICA a "MR MERDECES"
    io spero che in seguito abbia un suo perchè...
    diversamente non capisco....
    ?????
    sono rimasta a dir poco basita....
    un errore così madornale dal mio RE???

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non è un errore, immagino ti riferisca ad alcune scene che ricordano il massacro del City Center... Ma è normale, questo libro è il secondo volume della trilogia del detective Hodges, e narra la vicenda da un altro punto di vista. Il terzo uscirà nel 2016 (s'intitolerà End of Watch) ;-)

      Elimina