21 luglio 2016

Shining - Un albergo per ghermirli e nel buio incatenarli...


- SHINING -


Titolo originale: The Shining

Prima edizione americana: Doubleday 1977

Prima edizione italiana: Sonzogno 1978
Traduzione: Adriana Dell'Orto

Attualmente pubblicato da Bompiani


- SPOILER ALERT -



LA TRAMA

Jack Torrance è un uomo sull'orlo del fallimento, licenziato dalla scuola in cui lavorava e frustrato nelle sue ambizioni letterarie. E per giunta beve. Tanto. Ma una possibilità di redenzione gliela offre l'amico Al Shockely, che lo raccomanda per un posto come custode invernale dell'Overlook Hotel, un albergo sperduto tra le nevi del Colorado. Ottenuto il lavoro, Jack si trasferisce con la moglie Wendy e il figlioletto di cinque anni Daniel presso l'Overlook, dove li attende un lungo periodo di isolamento. I tre fanno la conoscenza anche del cuoco della struttura, Dick Hallorann, che fiuta subito che il piccolo Danny non è un bambino come gli altri, ma è dotato come lui di un potere preveggente che gli consente di vedere il futuro e di leggere nel pensiero. Hallorann parte, raccomandando a Danny di chiamarlo se dovessero esserci guai. Guai che non tardano ad arrivare. L'Overlook Hotel è stato teatro nei decenni precedenti di omicidi sanguinosi e gestioni societarie criminali. I fantasmi delle persone morte si aggirano per i corridoi silenziosi, e Danny li sente, li vede. L'influenza nefasta del luogo attecchisce negativamente su Jack, che diventa ogni giorno più nervoso e intrattabile, e desideroso di alcol. Wendy ha paura degli scatti violenti del marito, e teme che possa fare di nuovo del male a Danny, memore di quando gli ruppe un braccio. Scappare, però, è impossibile: l'albergo è lontano dai centri abitati e sommerso dalla neve, che continua a imperversare inesorabile. La pazzia omicida di Jack Torrance culmina quando riprende vita la festa in maschera dell'agosto 1945. I fantasmi dell'Overlook s'impossessano dell'anima di Jack, che vaga per le sale dell'edificio brandendo una mazza da roque. Wendy ingaggia col marito un'estenuante lotta, mentre Hallorann è in volo dalla Florida, richiamato dal grido d'aiuto inviatogli da Danny. Riuscirà il cuoco a salvarli prima che la caldaia dell'edificio faccia esplodere l'albergo?









Bambini straordinari 

Danny, il piccolo protagonista di questa tragica storia, s'inserisce in quel filone kinghiano di bambini/ragazzi dotati di poteri sovrannaturali. Carrie era in grado di spostare qualunque oggetto con la forza del pensiero; Charlie McGee è la bimba che può dare fuoco a tutto ciò che la circonda. Daniel Torrance possiede, invece, lo shine, definito anche "luccicanza" o "aura". E' una sorta di preveggenza/telepatia che gli permette di pre-vedere avvenimenti che ancora devono accadere, ma anche di leggere nei pensieri altrui. Leggenda vuole che chi nasce con la faccia coperta dalla membrana dell'amnio, come Danny, sia dotato di questa "seconda vista". L'amico immaginario Tony è il suo secondo occhio, una creatura della sua mente che non è altro se non la proiezione di Danny da grande. Tony gli mostra gli orrori dell'Overlook Hotel, luogo di cui Danny percepisce fin da subito la carica maligna. La visione della enigmatica scritta REDRUM lo tormenterà per settimane, finchè non si rivelerà essere la parola ASSASSINIO scritta satanicamente al rovescio:
L'hotel è un'entità in comunicazione con Daniel, e vuole impadronirsi dei suoi poteri, ma non riuscendoci cerca di eliminarlo per mano del padre Jack, uomo corrotto ab origine e sensibile alla seduzione dei fantasmi dell'albergo. Danny ama suo padre, nonostante il male che gli ha fatto in passato e che vuole fargli, e fino alla fine proverà a salvarlo, rendendosi conto che Jack è posseduto dall'Overlook, e che l'uomo di fronte a lui con una mazza da roque tra le mani non è più suo padre.



"Tu sei una cosa, non il mio papà. Tu sei l'albergo. 
E quando otterrai ciò che vuoi, non darai niente al mio papà 
perchè sei egoista."






Per un istante, Jack si leva la MASCHERA assassina che indossa, e mette in guardia il figlio, inducendolo a scappare, salvandolo. Daniel vuol essere il simbolo dell'interruzione della nefasta catena ereditaria dei Torrance, anche se qualcosa del padre e del nonno sopravviverà in lui, come si vedrà in Doctor Sleep, sorta di sequel di Shining uscito nel 2013, dove il Daniel adulto s'imbatterà (guarda caso) in un'altra "bambina straordinaria".

Unica persona che condivide con Daniel il dono dello shine è il cuoco dell'Overlook, Dick Hallorann. Anche lui nella parte finale, una volta fuori gioco Jack, verrà tentato per un attimo dallo spirito dell'albergo, che cercherà di distoglierlo dal tentativo di salvare Wendy e Danny.
La scelta del nome "Hallorann" è un evidente omaggio all'Halloran (con una n) del romanzo di Shirley Jackson The Sundial (inedito in Italia).





Il fallimento di un uomo

Jack Torrance è un fallito. Su tutta la linea. Fallito come padre e marito. Fallito come insegnante e scrittore.

"Sconfitto, si rispose Wendy.
Ha l'aria di un vinto."

E fallirà anche come custode di uno dei più importanti alberghi degli Stati Uniti d'America. Il suo rifugio: l'alcol.
Proiezione dei tormenti interiori dello stesso Stephen King, Jack è come fosse una versione dell'Overlook con all'interno tutti i suoi demoni che ne tormentano l'anima. Il lavoro stagionale come custode è la sua ultima occasione di riscatto personale, per dimostrare che è in grado di assumersi responsabilità importanti, e anche la scusa per sfruttare al meglio il periodo d'isolamento e terminare la commedia che sta scrivendo. Ma Jack perde spesso la concentrazione, ed è lo stesso albergo a distrarlo. Mentre si trova nei sotterranei dell'hotel scova album e vecchi giornali tramite i quali scopre la storia passata dell'Overlook, fatta di morti ammazzati (o suicidi) e malaffare. Storie oscure che gli fanno dimenticare la sua commedia, stuzzicandogli l'idea per un nuovo libro che potrebbe scalare tutte le classifiche...


Il rapporto con la moglie e il figlioletto si incrina ulteriormente, giorno dopo giorno. Jack mostra di avere ancora scatti violenti verso Danny, dimentico del precedente in cui gli ruppe un braccio, solo perchè un giorno l'aveva pizzicato a scompaginare delle carte nel suo studio. Wendy voleva chiedere il divorzio, ma gli dà un'altra possibilità, fiduciosa che il nuovo periodo insieme all'Ovelook possa far bene a tutta la famiglia.
Ma Jack non si redime. E' un alcolista, e ricade in tutti i suoi vizi, ripete tutti i suoi errori in loop, senza speranza. I fantasmi dell'albergo sanno che è vulnerabile, e lo seducono portandolo alla pazzia.

E' il suo passato che ha plasmato l'uomo che è diventato. Figlio di un padre alcolizzato, Jack ne imita i comportamenti in età adulta.

"Jack era stato il suo prediletto, ma ciò non toglie che anche lui si fosse beccato 
la sua dose di botte, quando il vecchio era ubriaco, il che accadeva tutt'altro che di rado."

L'agire di Jack è guidato ora dal Bene, ora dal Male. Il suo libero arbitrio è condizionato dalla forza che le presenze dell'hotel esercitano su di lui, in fondo un uomo buono, che però non riesce a liberarsi delle proprie paure e ossessioni. L'episodio del nido di vespe è emblematico della caduta ineluttabile di Jack nelle braccia del Male. Infilare la mano in quel nido significa scegliere di abbrutirsi e trasformarsi in una "scimmia gemente".




La crisi della famiglia

Shining è la rappresentazione teatrale di una immensa tragedia familiare, in cui si scava nei germi del disagio del rapporto di coppia (e della relazione genitore-figlio) all'interno di quell'istituto matrimoniale imposto forzatamente dalla società. Jack è portato a vedere nella moglie e nel figlio degli ostacoli alla realizzazione dei suoi sogni. Lo spettro di un futuro misero trascorso senza lavoro o al massimo a spalare neve dai vialetti per tre dollari l'ora aleggia su Jack. Il lavoro e la famiglia gli sottraggono molto del tempo che vorrebbe dedicare alla scrittura, come accadde a King stesso negli anni in cui faceva l'insegnante e si ritagliava solo un'ora di tempo prima di dormire da dedicare ai suoi manoscritti. Quei manoscritti minacciati da Danny e sparpagliati per tutto lo studio, e per i quali il bimbo paga con un braccio rotto. Episodio gravissimo che fa pensare a Wendy di chiedere il divorzio senza ripensamenti. Ma Jack riesce ancora una volta a ottenere una seconda possibilità, quella arcinota seconda opportunità accompagnata dalle solite promesse che nove volte su dieci non vengono mantenute. Promesse di cambiare, sì, ma in meglio. Mentre invece, l'Overlook trasformerà Jack Torrance in un mostro, tirando fuori da lui tutta l'aggressività che ribolle nel suo cuore:

"Vuoi un po' d'acqua?" chiese Wendy, sollecita.
(No, voglio soltanto che tu VADA A FARTI FOTTERE!) 

Frustrazione e infelicità albergano in Jack così come in Wendy, tormentata dal ricordo della sorella morta in un incidente a sei anni, e condizionata da una figura materna ingombrante (e colpevolizzante) da cui tenta di affrancarsi.

E poi c'è Daniel, quel figlio piccolo tanto adorato dalla madre quanto odiato/amato dal padre. Wendy lo guarda con gli occhi di chi non vuole che cresca diventando per lei un estraneo. Non vuole che perda l'innocenza. Ma in parte l'ha già persa. Il dono che possiede lo costringe a vedere molto più al di là di quanto potrebbe un bambino della sua età; lo rende ipersensibile agli umori dei genitori (di cui percepisce la crisi) e alle vibrazioni di ciò che lo circonda, fino alle sconvolgenti visioni che avrà all'Overlook.





Case infestate

La storia dell'Overlook Hotel attinge ad uno dei più classici archetipi horror, la casa infestata. Quella casa che dovrebbe rappresentare un simbolo di protezione, un rifugio sicuro, e che invece si trasforma in un luogo di morte. La cinematografia di genere ha fatto fortune con le magioni assassine, su tutte impera la famosa "Casa" di Sam Raimi (1981) e tutti i suoi derivati...
Prima ancora la letteratura gotica anglosassone è stata il grande maestro di King, dal Castello di Otranto di Walpole fino all'Incubo di Hill House, passando per il Giro di vite e i racconti di Poe.

Stephen King prese spunto da un soggiorno con sua moglie presso lo Stanley Hotel di Estes Park, da qui l'ispirazione per Overlook, imponente edificio di oltre 100 stanze, tra i cui infiniti corridoi è facile perdersi.

L'albergo risale ai primi del '900, e nel dopoguerra viene rilevato dal ricco Horace Derwent, che lo inaugura nell'estate del 1945 con una festa in maschera, radice di tutti i mali futuri. E Jack Torrance è la vittima predestinata da sacrificare per espiare i peccati dell'Overlook.




L'isolamento totale attecchirà sullo sventurato Jack, che torna a desiderare di farsi un goccino come ai vecchi tempi, tormentato dalle visioni e dalle voci di chi in quel posto è morto. Come la signora Massey, la donna nella vasca della stanza 217, quella in cui a Danny il padre ha proibito di entrare.
Tutto precipita quando riprende vita la festa del 21 agosto '45, a cui Jack si unisce trascinato da fanciulle ammiccanti e dai Martini che gli offre al bancone il fantasma di Delbert Grady, l'ex custode dell'hotel che sterminò moglie e figlie. Una storia che l'anima dell'hotel vuole che si ripeta, e per farlo avvinghia tra le sue spire l'elemento più fragile della famiglia: Jack.



"Non era Danny, l'anello più debole della catena; era lui. Era lui quello vulnerabile, quello che avrebbe potuto essere piegato e distorto fino a quando qualcosa si sarebbe rotto."






Quando l'orologio nella sala da ballo segnerà la mezzanotte, inizieranno le danze:

"Giù la maschera!"

Proprio come nella festa del principe Prospero della Morte Rossa di Edgar Allan Poe, dove il gigantesco orologio di ebano sottolinea coi suoi monotoni rintocchi la fine di tutto:

"E l'orgia turbinò e turbinò sino a che infine cominciò a rintoccar mezzanotte e, come al solito, la musica s'arrestò, le danze vennero interrotte, e ogni cosa rimase immobile in penosa sospensione."





Gli antefatti

Tv Guide, aprile '97
Non tutti sanno che dalla versione originale del romanzo l'editore tagliò per motivi economici il prologo Before the Play, mai pubblicato nelle edizioni vendute in libreria. Uscì singolarmente per la prima volta nel 1982 sulla rivista Whispers, e in seguito venne allegato al numero di aprile di TV Guide del 1997. L'unica edizione cartacea che antepone al romanzo il prologo è la limited edition della Cemetery Dance Publications (2016).
Il testo riporta le vicende dei decenni anteriori all'arrivo dei Torrance all'Overlook, tra cui anche un episodio che vede protagonisti Jack da piccolo e suo padre.



L'epilogo After the Play è andato perduto, ne sopravvive una parte inglobata nel finale del libro.





King contro Kubrick

Lo Zio non ha mai nascosto l'insofferenza per la versione cinematografica di Shining realizzata da Stanley Kubrick (1980). Un contrasto inevitabile tra due artisti geniali in modo differente, più empatico e fiducioso il primo, distaccato e scettico il secondo.

" E' un film freddo, e io non sono una persona fredda." - ha dichiarato King qualche anno fa - "La gente ama i miei libri perchè sono caldi, accoglienti, dicono al lettore: 'Voglio che tu prenda parte a questa storia'. Lo Shining di Kubrick invece è molto distaccato, guarda ai personaggi come fossero formiche in un formicaio, li studia da lontano e con condiscendenza dice: 'Non sono carine queste formichine? Guarda che cose interessanti che fanno!' "

Vi basti questo per capire quanto, anche a distanza di decenni, al Nostro non sia proprio mai andata giù l'interpretazione artistica di Kubrick...

Scopriamo insieme alcune delle differenze più rimarchevoli tra le due opere:

- L'icona cult del film di Kubrick è quella del Jack Torrance interpretato da Nicholson, che brandisce un'accetta. Ma nel romanzo di King il protagonista impugna una mazza da roque.


- La stanza degli orrori di King è la numero 217 (la stessa in cui l'autore soggiornò allo Stanley Hotel), mentre nel film è la 237. Si dice che il cambio di numerazione avvenne su richiesta dei proprietari dell'albergo usato per le riprese esterne. I titolari, temendo che le prenotazioni per la 217 sarebbero crollate, avrebbero proposto il 237 (numero di camera non prenotabile, perchè non esistente).



- L'Overlook di Kubrick sorge su un immaginario e antico cimitero indiano, cosa a cui non si fa cenno nel romanzo.



- Al labirinto di Kubrick fanno da contraltare le piante tagliate a forma di animali che assumono vita propria, riprodotte nella versione a puntate per la Tv diretta da Mick Garris.



- La frase che nel film compare ossessivamente sui fogli della macchina da scrivere di Jack,"All work and no play makes Jack a dull boy" ("Il mattino ha l'oro in bocca" nella versione italiana), non c'è nel romanzo, è stata un'idea di Kubrick.


- La Wendy pensata da Stephen King ha i capelli color del grano, l'opposto dell'immagine data al personaggio dalla corvina Shelley Duvall.


- Anche sotto l'aspetto cromatico l'Overlook originale si differenzia non poco da quello kubrickiano. L'uno dominato da cupe tappezzerie blu, l'altro entrato nell'immaginario collettivo con le sue labirintiche fantasie dai toni caldi.



- Nel libro le figlie trucidate da Grady hanno 6 e 9 anni, mentre nel film sono gemelle.


- Il personaggio di Hallorann viene brutalmente ucciso nel film di Kubrick, mentre lo Zio gli aveva riservato ben altro destino nella sua storia.


- Per chiudere il cerchio, la storia di King si conclude in un turbinio di fuoco e fiamme, mentre la pellicola di Stanley Kubrick termina nel ghiaccio gelido.





Nel 1997 uscì una versione a puntate per la televisione diretta da Mick Garris, e sceneggiata dallo stesso Stephen King, che riuscì così a realizzare una trasposizione fedele del suo romanzo, non esaltante dal punto di vista artistico, ma a mio parere apprezzabile. Nota curiosa: King medesimo compare in un cameo nelle vesti del direttore d'orchestra.







- CONTESTO STORICO -


Lo spunto per scrivere Shining lo offrì a King un soggiorno insieme alla moglie e ai figli presso lo Stanley Hotel di Estes Park, in Colorado, nell'ultimo giorno prima che la struttura chiudesse per l'inverno. Lo Zio aveva bisogno di cambiare aria, di uscire dal Maine per avere nuove suggestioni.
Mentre la moglie dormiva, King vagava per quei corridoi infiniti dove il rischio di perdersi era concreto. Conobbe un barista di nome Grady e si stupì della profondità della vasca da bagno nella sua stanza... Come se non bastasse, sognò il figlio Joe di tre anni mentre fuggiva nei corridoi inseguito da una manichetta antincendio. A quel punto la struttura del libro era già nella sua testa.

Quella che da qualche anno aveva pensato come una storia ambientata in un parco di divertimenti (che tornerà nel maturo Joyland) si trasformò in una tragedia familiare ambientata in un hotel infestato dai fantasmi, e prese il titolo iniziale di The Shine, ispirato da alcune parole di un pezzo di John Lennon, Instant Karma ("Tutti noi brilliamo", "We all SHINE on"), poi modificato dalla Doubleday in The Shining, per timore che fosse scambiato per un termine spregiativo verso gli afroamericani (appellati come "shoeshine", lustrascarpe).





In Italia la Sonzogno lo lanciò col titolo Una splendida festa di morte, sostituito con Shining dopo il successo del film al cinema.


Shining è il primo vero romanzo che King scrive da autore ormai lanciato nel panorama letterario; è forse il testo più autobiografico in assoluto, una gigantesca esorcizzazione delle proprie paure e ossessioni più intime. Jack è Steve, è l'uomo sull'orlo di una crisi di nervi, che fatica a mantenere la famiglia coi pochi soldi che guadagna come insegnante. Frustrato nelle sue ambizioni di scrittore, ha poco tempo da dedicare alla sua passione, preso tra lavoretti per arrotondare e i compiti a casa da correggere. Per sopportare il caos di una vita domestica che ha il suono delle urla dei bimbi ancora piccoli, si dà all'alcol. Sì, King era un alcolizzato, e ne uscirà soltanto negli anni '80, quando la moglie Tabitha lo metterà una volta per tutte di fronte al problema.
Anche gli scatti violenti di Jack Torrance verso il piccolo Danny e Wendy sono una proiezione delle cupe rivolte interiori del King dell'epoca. Così scriverà sulla rivista Whispers:

"Ogni tanto ero assalito da sentimenti scellerati che non avevo mai sospettato di poter provare, alcuni verso mia moglie, altri verso i miei figli, sentimenti che andavano dall'impazienza alla collera, all'odio puro e semplice. C'erano momenti, specie intorno alle due del mattino, un bimbo in braccio o sulla mia schiena, in cui mi trovavo a chiedermi come diavolo fossi finito in quel folle asilo nido."

Un King che ammette tutte le sue debolezze umane, e che in questo libro vomita tutto il suo terrore di non riuscire mai a realizzare il sogno di diventare uno scrittore vero. Ma sappiamo tutti come è andata.
Shining divenne il primo best-seller in hardcover di Stephen King, vendendo 50mila copie.


Maurizio Ragusa



La Citazione
"A un estraneo si può sfuggire,
ma non si può sfuggire a se stessi."







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