23 dicembre 2018

Podcast | Sugli elogi della critica a The Outsider

23 dicembre 2018



Kinghiani d'Italia, da oggi oltre a leggermi potrete anche diventare miei Fedeli Ascoltatori tramite il mio canale audio su Spreaker, A VOLTE PODCAST.
Ogni tanto affiderò qualche mio pensiero su un determinato argomento che riguarda Stephen King parlandone in brevi podcast.

Nel primo episodio mi sono posto degli interrogativi sugli sperticati elogi di parte della critica al recente romanzo The Outsider.

🎧  ASCOLTA LA PUNTATA 



11 commenti:

  1. Ciao Maurizio!
    Lasciami commentare innanzitutto con una domanda... Nella tua mente, come avrebbe dovuto terminare il romanzo?
    Grazie

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    1. Ciao, Eleonora. Ben trovata! :)
      Un finale perfetto non saprei nemmeno io quale sarebbe potuto essere. Le prove a carico di Terry sono davvero troppo paradossali per cavarne una soluzione davvero plausibile nella realtà. Personalmente avrei optato quindi per un finale aperto che non offrisse una soluzione del caso, lasciando perlomeno il fascino del mistero a una storia che, alla luce di come è finita, è scaduta di livello.

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  2. Uhmmmm... Ok
    Ma io un finale aperto lo vedo...

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  3. Che dire... Messi da parte il goffo tentativo di sponsorizzare suo figlio con lo scarso romanzo a quattro mani nonché la trilogia (molto avvincente) del detective Hodges, sembrava come con The Outsider King fosse tornato... Sembrava. Ed è stato così per gran parte del romanzo. Sul finale non ci siamo neanche per me. Troppo veloce. Cosa c'era? Un limite imposto nelle 500 pagine massimo? È mancato qualcosa. Epilogo veloce e troppo simile a quello del capolavoro It... Ma qui nessuna creatura aveva intessuto qualcosa nella psicologia dei protagonisti. Non so. Qualcosa di amaro resta in bocca alla fine. Mi restano due dubbi: il padre di Frank Peterson e di Teddy sono ancora catatonici, il primo in coma e il secondo per alzheimer...ci sara un banale seguito???? L'ultimo dubbio è che forse noi lettori di King siamo diventati troppo esigenti...e forse non ci basta mai quello che leggiamo. Critiche a parte: libro letto nelle consuete 36 ore e tanto basta per definire la bontà di questo romanzo. Attendo già il prossimo.

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    1. Personalmente no, non sono più esigente. Avendomi già deliziato per anni con tante belle storie, con King non lo sono più. Ma a tutto c'è un limite. Se per certi critici di professione questa roba è davvero un romanzo da 110 e lode... non oso pensare quali aggettivi dovremmo usare per definire cose come Il Padrino, Furore, Il Miglio Verde, La mia Africa... e chi più ne ha più ne metta.

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  4. Io invece Maurizio conservo sempre questo pensiero...forse per non ammettere che qualcosa è cambiato. D'altronde nessun essere umano avrebbe potuto continuare a sfornare capolavori con quella frequenza. Chiedevamo a King di essere soprannaturale...come tutte le sue opere. Resta sicuramente l'amaro in bocca e il ricordo di tutti quei finali in cui non potevi permetterti neanche di cenare pur di non interrompere la lettura. Le ultime cento pagine, da sempre, con King volavano. Finisco. Ad un certo punto del libro ho immaginato che il male potesse essere il diavolo... Forse avrei preferito un ritorno del genere. Saluti

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    1. La figura del'uomo nero messicano, presa di per sé fuori dal contesto del libro, tutto sommato mi aveva anche affascinato. A tratti la creatura fa emanare ai personaggi quell'odore che solo la paura ha. Ma avrei preferito che ci fosse alla base una storia diversa, non l'ho trovato un elemento in armonia con un procedural come questo. Un saluto anche a te, Jack. A presto.

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  5. Graaandee Maurizio!!
    I miei complimenti per la nuova strada intrapresa!

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  6. Che delusione! Tutto bene la prima metà del romanzo, abbastanza avvincente anche se lento in alcuni punti, dopo l’arrivo di Holly è stato un declino sino al finale banale e scontato. Caro Zio non ti riconosco! ☹️

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