26 novembre 2015

Intervista a Loredana Lipperini

Fedeli Lettori del blog, è da poco in libreria la nuova edizione di On writing di Stephen King e ho intervistato per voi Loredana Lipperini, giornalista, scrittrice e conduttrice radiofonica (Fahrenheit su Radio 3) che ne ha scritto l'introduzione. Loredana collabora dal 1990 con il quotidiano La Repubblica e scrive sul blog Lipperatura dal 2004.







Stephen King Only: Benvenuta, sai-Loredana. E' un grande piacere ospitarti qui.

Loredana Lipperini: Hile, Maurizio. Lunghi giorni e piacevoli notti a te e ai tuoi lettori.


Come, dove e quando è nato il tuo amore per Stephen King?

Abbastanza tardi nella mia vita di lettrice, intorno ai trent'anni: il luogo era la casa di un amico, avido kinghiano, dove ho pescato "It" dalla libreria. Non l'ho lasciato se non diversi giorni dopo - sono stata un'ospite molto poco socievole - e da quel momento non ho più lasciato i libri di King. Tutti.


King ha reso protagoniste della sua letteratura persone comuni, uomini e donne come chiunque. In una recente intervista al Los Angeles Review of Books lo Zio si è autodefinito uno scrittore "proletario": cosa ne pensi?

Ha ragione. I narratori proletari o plebei sono quelli che d'abitudine non incontrano il favore della critica: in primo luogo perchè perdura ancora il sospetto nei confronti di chi vende (pensa solo alle infinite polemiche che accompagnarono il successo de "Il nome della rosa" di Umberto Eco, considerato come alto tradimento dai suoi stessi compagni d'avventura del Gruppo 63), in secondo luogo perchè se il venditore in questione scrive letteratura fantastica viene automaticamente declassato a spazzatura. Qualche giorno fa un amico ha ricordato le parole di Doris Lessing, che fra l'altro ha vinto un Nobel:
"Anche il vecchio romanzo 'realistico' è stato modificato, a causa degli influssi di un genere narrativo che viene chiamato, in modo un po' impreciso, romanzo dello spazio (space fiction). Ad alcuni questo dispiace. Mentre tenevo una conferenza negli Stati Uniti, la professoressa che presiedeva i lavori, la cui unica colpa consisteva nel fatto che forse si era nutrita troppo a lungo delle giaculatorie dell'accademia, mi interruppe esclamando: "Se lei fosse una mia studentessa, non la passerebbe liscia!". Stavo affermando che il romanzo dello spazio, assieme alla fantascienza (science fiction), costituisce il ramo più originale della letteratura contemporanea: è ingegnoso e ricco di invenzioni; ha reso più vivace ogni forma di scrittura; gli accademici e i sapientoni che si occupano di letteratura sono assai da biasimare per la loro condiscendenza o ignoranza - ma, naturalmente, questa è la loro natura, da loro non ci si può aspettare nient'altro".
Ovviamente, ha ragione.
Quanto all'aspetto "proletario" della scrittura di King, credo che la particolarità della sua opera stia proprio nel rompere il canone dell'horror e del gotico raccontando - prima ancora dell'evento che viene da mondi altri - vite piccole e modeste, e indagando i meccanismi delle comunità ristrette. Di fatto, quello che King ha fatto negli anni è costruire, a puntate, il famigerato Grande Romanzo Americano. E a mio parere è riuscito nell'impresa meglio di Franzen.


Sono tante le Dolores Claiborne dell'universo kinghiano, quale aspetto delle sue figure femminili credi che King sia più bravo a tratteggiare?

Non un solo aspetto, secondo me: ma quello che mi colpisce di più è l'abilità (straziante, non mi viene altro aggettivo) nell'indagare i meccanismi della dipendenza in chi è vittima di violenza e non riesce a sottrarsene. Penso a Rosie, in "Rose Madder", e certamente a Dolores Claiborne, ma anche a Bev in "It", alla stessa Wendy di "Shining" e alla sua incertezza nella relazione con Jack dopo il braccio rotto di Danny, alla Jessie de "Il gioco di Gerald", alla Sadie di "22/11/'63", a Helen Deepneau di "Insomnia". Poi, certo, la gamma del femminile kinghiano è vastissima e non si riduce certo alle vittime (che non restano tali, non sempre): ma è molto raro, per uno scrittore maschio restituire la complessità di un rapporto malato mettendosi dalla parte delle donne.


E proprio di personaggi femminili hai avuto modo di parlare con Stephen King nella tua intervista al Nostro del 2010 (che potete leggere QUI). Un sogno che si è realizzato.

Già. E allora mi scrisse quella frase che ho riportato nell'introduzione a "On writing": "Credo di avere una visione chiara - per quanto possa averla un uomo - dei problemi che alle donne tocca affrontare. Sono figlio di una ragazza madre che riceveva salari più bassi e veniva trattata con sufficienza perchè senza marito. Non ho mai scordato quelle ingiustizie. La mia idea è che, nel complesso, le donne se la sappiano cavare in molte più situazioni e siano più abili degli uomini a risolvere problemi. Spero che nei miei libri questo si veda. Sto molto attento, cerco di evitare la pecca segnalata dal critico Leslie Fiedler: gli scrittori maschi americani hanno una visione semplicistica dei loro personaggi femminili, li rappresentano solo come nullità o come esseri distruttivi. Io ho sempre cercato di fare meglio di così".


Un commento spassionato sul perchè consideri King il più grande scrittore vivente.

Perchè sa raccontare storie, lo fa con un linguaggio di notevole raffinatezza e tocca il cuore dei lettori. Che altro?


Ma la storia del "vero" King e del "falso" King? Fammi indovinare: 'che noia che barba, che barba che noia'?

Fammi capire, esiste un King falso? Non ho idea di quale possa essere, in tutta onestà.


La nuova edizione di "On writing" appena edita da Frassinelli con la tua introduzione è tradotta dal tuo "socio" Giovanni Arduino: com'è nata la collaborazione/amicizia con l'attuale traduttore italiano dello Zio?

E' nata da fan. Diversi anni fa mi capitarono fra le mani i testi di Joe Arden, cominciando da "Il libro gioco di Stephen King" e poi quelli di Jonathan Snow e infine quelli di Giovanni Arduino, l'ortonimo. Quest'uomo è un genio, mi sono detta. Molto tempo dopo, il mio eteronimo, Lara Manni, ha incominciato a interagire con Giovanni su Facebook, e poi sui relativi blog. Finchè ho pensato che almeno a lui dovevo dire chi era Lara. Gli ho chiesto il numero di telefono, l'ho chiamato e lui ha detto "Ma io conosco questa voce". Per me è più di un amico, è un fratello, un compadre, e una grande persona, prima di essere un ottimo traduttore e un ottimo scrittore.



Consigli di lettura: un titolo di King e uno tuo, anche tra quelli che hai scritto con lo pseudonimo di Lara Manni (il tuo Bachman...).

Oh mamma. Allora: "Mucchio d'ossa", il mio romanzo kinghiano scaramantico, quello che rileggo prima di scrivere qualcosa di nuovo.

Per quanto riguarda me, "Questo trenino a molla che si chiama il cuore", dove si parla anche di "Mucchio d'ossa". Per Lara, senz'altro "Sopdet", forse il meno riuscito tecnicamente parlando, ma quello che ho amato di più.





Grazie-sai per questa piacevolissima chiacchierata, è stato un onore. Non dimenticherò il tuo volto...

Neanche io. Del resto, siamo o non siamo ka-tet?


A questo link il blog di Loredana Lipperini: loredanalipperini.blog.kataweb.it







Nessun commento:

Posta un commento